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Calzedonia erobert Deutschland

Calzedonia erobert Deutschland

Calzedonia erobert Deutschland mit der Lancierung seiner neuen Kollektion Total Shaper mit der Faser LYCRA® im Sturm: einer neuen Premium-Linie unter Calzedonias Kollektion LUXURY MADE IN ITALY.

Die Total Shaper Kollektion von Calzedonia umfasst eine besondere Auswahl an hochwertigen Strumpfhosen, gefertigt mit INVISTAs führenden Strumpfinnovationen wie der SOFT COMFORT Technologie, der BLACK Technologie, der LIVING LIGHTS Technologie und der LEG CARE Technologie der Marke LYCRA®. Diese sorgen für einen weichen und komfortablen Touch auf dem Bein – für eine neue Generation von Feinstrumpfwaren, die angenehm zu tragen und länger schön sind.

Calzedonias mit der Marke LYCRA® BEAUTY ausgezeichnete Linie Total Shaper bietet ausgezeichnete Formleistung, kombiniert mit herausragendem Komfort für einen sanften Make-up-Effekt der Silhouette.

Ein „Tschüss“ gilt allem Ausbeulen, Verdrehen und Zusammenrollen des Taillenbunds, ein „Hallo“ der perfekten und komfortablen Passform – und dies 24/7. Die Markteinführung der Kollektion Total Shaper in dieser HW 2015/2016 Saison, wird in nahezu 100 Geschäften der Marke in Deutschland unterstützt.

Source: Fashionunited.de

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Acquisti on line in crescita inarrestabile, mercato da 15 mld, +15% nel 2015

Prosegue la costante crescita a doppia cifra che caratterizza l’e-commerce in Italia a partire dal 2010: dopo aver ottenuto un incremento del 16% nel 2014, l’e-commerce registrerà per il 2015 un’ulteriore crescita del 15%, che porterà il mercato a superare i 15 miliardi di euro.

Sono alcuni dei dati presentati nel corso della decima edizione del Netcomm eCommerce Forum, alla presenza di oltre 4.000 invitati, tra aziende, professionisti e giornalisti. Un record che mostra come il comparto sia divenuto nel tempo una scelta obbligata e un canale necessario e cruciale per le imprese che vogliano fare business sia nel nostro Paese sia su scala globale.

Protagonisti assoluti dell’inarrestabile crescita dell’e-commerce sono i cellulari di ultima generazione: gli acquisti tramite Smartphone crescono del 78% nel 2014 e stanno registrando un’ulteriore crescita del 68% nel 2015, con un valore triplicato in due anni, da un totale di 610 milioni nel 2013 a 1,8 miliardi di euro nel 2015.

“Stiamo parlando di una platea di oltre 1 miliardo di consumatori che abitualmente compra online, affascinata dal Made in Italy in tutte le sue sfaccettature, e di 4,2 miliardi di individui che quotidianamente sono su internet”, spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm – Consorzio del Commercio elettronico italiano.

Secondo le ultime stime di E-commerce Foundation, in tutto il mondo le vendite complessive di beni e servizi online si attesteranno sui 2.100 miliardi di dollari a fine 2015 (erano 1.840 miliardi a fine 2014), ovvero il 5% sul totale complessivo delle vendite retail. Sono in media il 75% gli utenti che nel mondo accedono al web tramite dispositivi mobili.

Se, poi, analizziamo la sola Europa le previsioni per il 2015, si stima a 470 miliardi di euro il fatturato complessivo di beni e servizi acquistati tramite e-commerce, con una preponderanza del 54% dei beni rispetto al 46% dei servizi. In Europa, la popolazione di e-shopper supera i 230 milioni di individui e sono circa 2,5 milioni i posti di lavoro che direttamente o indirettamente l’e-commerce sta generando nel Vecchio Continente.

Nel corso del 2014, i 3 Paesi europei in cima all’ideale classifica delle vendite online che catalizzano il 60% delle vendite online sono: UK con 122 miliardi di euro, Germania con 70 miliardi, Francia con 56,8. “Sempre più interlocutori, finalmente, iniziano a cogliere le opportunità che solo la rete è in grado di assicurare al nostro tessuto imprenditoriale, aiutando e sostenendo le aziende, le startup e i player internazionali qui convenuti a competere con norme chiare e trasparenti”, dice Liscia.

“Oltre ai numeri positivi e di crescita a doppia cifra che da anni segnaliamo, va rimarcato che le imprese italiane che vendono online sono oggi solo il 4% del totale, l’accesso alla banda larga rimane carente e la copertura finanziaria per gli investimenti necessari sono ancora un interrogativo non risolto”, spiega Liscia.

“L’Italia è conosciuta nel mondo per i suoi prodotti di abbigliamento, calzature, accessori, moda, arredo, design, vino e prodotti alimentari-gastronomici di qualità. Tutte le piccole e medie imprese italiane che producono o commercializzano questo tipo di prodotti hanno spazi di mercato veramente straordinari. Ma stiamo perdendo competitività a livello globale e non riusciamo a sfruttare il potenziale di domanda che potrebbe trovare più facilmente sbocchi su questi mercati”, conclude Liscia.

“In Italia la penetrazione dell’e-commerce sul totale del mercato retail –afferma Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano- sta crescendo e passa dal 3,6 al 4% nell’ultimo anno. Un ruolo chiave, in questa crescita, ce l’hanno anche settori ’emergenti’ per il nostro e-commerce, come ad esempio l’arredamento che raggiunge quota 350 milioni di euro, +75% rispetto al 2014, e il Food&Wine enogastronomico che sfiora i 260 milioni di euro, in crescita del 30% rispetto allo scorso anno. Ne sta beneficiando sopratutto la vendita di prodotti, che nel 2015 pareggerà quella di servizi, passando dal 46 al 50% delle vendite online da siti italiani”.

Source: fashionmag.com

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La moda guarda a Oriente

La moda guarda a Oriente, in Cina per la precisione, dove il mercato del fashion business è in continua espansione, tanto da spingere i colossi della moda a corteggiare il mercato orientale con collezioni e campagne pubblicitarie pensate ad hoc. Per la stagione estiva, l’impero del dragone corre su scarpe, accessori e collezioni del prêt-à-porter e dell’haute couture con ramages, bouquet floreali e pattern irreali. Spazio a nappe, raso e cordoni annodati in vita che ‘abbracciano’ la filosofia orientale.

In bilico tra Cina e Giappone, sulle passerelle spring summer 2015 c’è stata una vera invasione di kimono, cinture obi e giacche sagomate dalle cromie rosso cremisi e nero laccato ma anche arabesque orientali, come da Prada, che ha optato per broccati e colletti alla coreana su tubini sfilacciati.

Dalle passerelle a quello che c’è dietro, e prima, si può dire che ‘La Cina è vicina’, come recitava il titolo di un film di Marco Bellocchio del 1967: non è un mistero che sulle redini della moda internazionale ci siano, da tempo, anche le mani di stilisti asiatici come Jason Wu, Peter Som, Derek Lam, Prabal Gurung, Philip Lim, e Alexander Wang, per citarne alcuni. Di stagione in stagione, il lusso occidentale sta consolidando i suoi legami con l’oriente, solleticando le fantasie e il portafogli delle ricche signore dagli occhi a mandorla, in una corsa sfrenata all’orientalizzazione tout court.

La moda italiana parla cinese da anni, dal 1988 per la precisione, quando Laura Biagiotti, precorritrice dei tempi, conquistò Pechino presentando una sfilata-evento con 125 abiti. Il cashmere, ‘pezzo forte’ della stilista romana, era un po’ ovunque, declinato nei toni laccati del bianco e del rosso: lo show fu un successo strepitoso. Con 200 milioni di spettatori cinesi incollati alla tv, Biagiotti dettò subito tendenza, diventando pioniera del Made in Italy nel Paese del dragone.

Quasi vent’anni dopo Fendi sfila per la prima volta nella storia lungo la Grande Muraglia Cinese. E’ il 2007 e 88 modelle – nella tradizione cinese il numero otto è considerato portafortuna – calcano la passerella per 45 minuti, in una sfilata da record davanti a 500 ospiti. Questa volta sono 300 milioni i cinesi che seguono ammaliati le creazioni di Karl Lagerfeld e Silvia Venturini Fendi.

Da allora, la lista degli stilisti che sono sbarcati, letteralmente, in Cina è diventata lunga. Da Moschino ad Alberta Ferretti, passando per Valentino, Armani, Gattinoni, Chanel e Dior, la ‘China fever’ ha contagiato tutti, compresa Gucci che per le Olimpiadi di Pechino nel 2008 confezionò una collezione venduta esclusivamente sul mercato cinese.

Stesso trend da Max Mara, che per festeggiare i 60 anni di successi, ha dedicato una mostra itinerante ai suoi iconici capispalla, che nel 2008 fece tappa al National Art Museum di Pechino. L’ultimo a portare le sue collezioni in Cina è stato il giovane Cristiano Burani, che in accordo con la Camera Nazionale della Moda italiana e la China Fashion Association, ha sfilato a Pechino durante la Mercedes Benz China Week, la settimana della moda cinese, presentando i capi della prossima stagione invernale.

Ma il viaggio in Cina non è di sola andata; è il caso di Giada, marchio italianissimo di Rosanna Daolio, nato nel 2001, ma che nel 2005 ha affidato strategie di marketing e capitali al gruppo cinese RedStone haute couture di Yihzeng Zhao. I numeri del brand sono strabilianti: quasi 50 boutique monomarca nel mondo, con il primo flagship store nel quadrilatero milanese della moda, in Via Montenapoleone, inaugurato nel 2013.

Un altro esempio è quello di Krizia, che da Mariuccia Mandelli, fondatrice del brand, è passata totalmente in mani cinesi l’anno scorso. A tenere le redini dell’azienda è l’imprenditrice Zhu ChongYun della Shenzhen Marisfrolg Fashion, che ne cura creazioni e business.

Cina rampante anche nell’annuale mostra al Constume Institute del Met di New York, al via il prossimo 4 maggio, che festeggerà il suo centenario dedicando l’esibizione ai legami tra la moda orientale e occidentale. ‘China: Through the Looking Glass’ (così il titolo della mostra) vedrà esposti 130 abiti dagli archivi di grandi stilisti internazionali. Qualche nome? Alexander McQueen, Valentino, Yves Saint Laurent, Chanel, Tom Ford, Dior, e Roberto Cavalli. Di quest’ultimo è indimenticabile la collezione del 2005 ispirata al blu delle porcellane cinesi.

Dalle collezioni del passato a quelle del presente, quest’anno sono molti gli stilisti che sono saliti sull’Orient Express, come Sarah Burton che per Alexander McQueen ha scelto l’oriente come leitmotiv in un contrasto cromatico tra eteree orchidee bianche e rosa e il nero estremo, un po’ geisha fetish un po’ samurai, ma anche tanto bianco e nero in pura tradizione taoista.

L’Asia per anni ha influenzato Giorgio Armani, dalle collezioni di pret-à-porter, a quelle di alta moda, come nell’estiva Armani Privé, in cui il bambù domina e diventa fil rouge dell’intera collezione, stagliandosi su abiti e giacche. Protagonisti tessuti impalpabili come gazar e seta, ma anche paillettes che si arrampicano su abiti e stole.

L’oriente di Armani non trascura cinture obi, tailleurs bianchi candidi con tocchi di nero, quasi a voler trovare un equilibrio tra ying e yang, il giorno che diventa notte e la notte che si fa giorno. Abiti plissettati che si addicono al daywear ma che accessoriati con orecchini di resina e clutch di coccodrillo sono perfetti all night long.

La ‘orient connection’ di Armani è un invito all’eleganza estrema, raffinata, atemporale: tutto, dalle proporzioni ai tessuti, fino ai tagli, i colori e le silhouette, fa eco all’oriente. Foglie verdi di bambù cadono su giacche plissettate, pantaloni in garza double e abiti bustier, e si tramutano in preziose cappe color malva dai contorni orientali. Le cinture obi e da judo nei toni del nero e sabbia abbracciano il punto vita di abiti e pantaloni.

I colori dei giardini cinesi accendono le mise di Dior Haute Couture primavera-estate 2015. Qui i fiori decorano i lunghissimi paltò in pvc dalle contaminazioni pop e seventies. Passa dalla Cina al Sol Levante Giambattista Valli, che nella linea di pret-à-porter propone ceramiche Ming dipinte sugli abiti ma anche nozioni colte e assonanze all’architettura giapponese degli anni ’60. In passerella sfilano rami di ciliegio in fiore nei toni del bianco, giallo e del rosa pastello su gonne e minidress; duchesse e cady i tessuti preferiti per questa stagione dallo stilista romano.

Carven accosta invece le silhouette sixties degli abiti a trapezio al rigore orientale in una tavolozza di tinte forti: giallo e rosso, ma anche nero, bianco e incursioni floreali. Marni mixa i codici estetici orientali agli archivi della maison, sposando la filosofia del minimalismo orientale, tra citazioni giapponesi al kimono e colori neutri del bianco e del nero, declinati su chemisier, giacche e soprabiti.

Lunghe giacche a vestaglia con rimandi asiatici anche da Fausto Puglisi, mentre da The Row (label fondato dalle gemelle Mary-Kate e Ashley Olsen) l’oriente passa soprattutto per le silhouette. I volumi sono over in perpetui giochi di sovrapposizioni esagerate, i toni caldi: terracotta, sabbia, beige e tanto black&white.

Per gli accessori, Valentino opta per stampe floreali turchesi e grafismi bianchi, ma anche incursioni rosse fanno capolino su handbag e scarpe, dandogli un’allure orientale. Mentre da Marchesa i sandali con le nappine si arrampicano sulle caviglie da Ohne Titel decorazioni blu e bianche richiamano, ancora una volta, i decori delle porcellane made in China.

Il vento d’oriente non ha smesso mai di soffiare: sulle passerelle milanesi, lo scorso febbraio, per la stagione autunno-inverno 2015-2016, Elisabetta Franchi aveva scelto i profili di salici piangenti, ciliegi in fiore e l’iconografia del drago. Dagli smoking alle gonne, passando per abiti e bluse dai volumi over, la stilista ha reinterpretato in chiave moderna i capi chiave della cultura jap, come il kimono, trasformato grazie a giochi di volumi, tagli, proporzioni e cordoni, in un’alternanza di cromie oro e nero.

E se la moda occidentale guarda sempre più a oriente, in Cina sono tanti gli stilisti che cercano di scalare le vette del fashion system. Tra le forbici più promettenti delle nuove generazioni di stilisti c’è Uma Wang, che dal 2005 (anno in cui ha lanciato l’omonima linea) è diventata una delle forze guida dell’industria cinese della moda. Tra i new talents ci sono anche Yan Ming, Alison Yeung e Zhang Xi che si dedicano ad accessori e pret-à-porter ma anche Vega Zaishi Wang, Qiu Hao ed Embry Form (marchio lanciatissimo di intimo di Hong Kong).

Molte le icone asiatiche a farsi largo nel fashion, come l’attrice e cantante cinese Li Bing Bing, assoldata da Gucci nel 2012 come testimonial per gioielli, accessori e orologi del brand fiorentino. Liu Wen, prima modella cinese ad essersi imposta nel fashion system è stata recentemente scelta da La Perla, storico brand di lingerie, che l’ha voluta tra i volti dell’ultima campagna pubblicitaria accanto all’inglese Cara Delevigne e alla polacca Malgosia Bela. Anche Fei Fei Sun, altra modella cinese, è da qualche stagione una delle protagoniste delle campagne pubblicitarie di Valentino, Dior, e Prada.

La Cina è terra d’ispirazione anche nel mondo dei profumi: Hermès ha penetrato i giardini cinesi per ricreare la nuova fragranza ‘Le Jardin de Monsieur Li’, un jus dalle note acquatiche di gelsomino, bamboo giganti, kumquat (i mandarini cinesi) e foglie di limone. Una fragranza unisex che il maitre parfumeur della maison francese, Jean-Claude Ellena ha creato dopo essere stato conquistato dai profumi dei giardini d’oriente durante un viaggio in Cina. Giallo il flacone dell’eau de toilette, ultima arrivata nella collezione ‘Jardin’, che rievoca il chinese garden come luogo di meditazione a metà tra fantasia e realtà.

Source: fashionmag.com

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I look da Oscar: il Made in Italy si difende

Tanto bianco, inevitabile nero, lampi di rosso, spruzzate di blu elettrico e di verde. La notte degli Oscar è una sfilata di moda, alta moda del genere red carpet. Significa, generalmente, abiti a sirena, schiene nude e spacchi.

Keira Knightley in dolce attesa con un romantico abito a fiori e scritte d’amore di Valentino

Gli stilisti fanno a gara, gli americani fanno man bassa, ma il Made in Italy si difende con Giorgio Armani che ha vestito Naomi Watts tra gli altri, Valentino che ha realizzato un premaman da red carpet per Keira Knightley in dolce attesa con un romantico abito a fiori e scritte d’amore già visto nella passerelle primavera estate e Alberta Ferretti scelta da Laura Dern per un lungo grigio metallo.

Le cadute di gusto non sono mancate, a volte sono sembrate provocazioni come il nude look totale – vuol dire anche lombi in vista – della cantante Rita Ora o un abito rosso croccante che sembra un pop up da scatola di cioccolatini esibito da tale Blanca Blanco.

Givenchy ha drappeggiato in blu Jessica Chastain decisamente formosa e lasciato osare un rosso fuoco sirena tutto interamente ricamato alla bellissima Rosamunde Pike che avrà avuto ben più di un aiuto per toglierselo all’alba. Rosso fuoco miss 50 sfumature Dakota Johnson in abito peplum allacciata alla mamma Melanie Griffith in total black.

Elie Saab, il marchio francese super chic è riuscito a rendere super sexy e al tempo stesso molto elegante Jennifer Lopez tutta in perle e pietre color nude, mentre la giovane Emma Stone ha indossato dello stesso brand un abito lungo verde acidulo. Il verde, in tonalità boschivo, è il colore scelto da Scarlett Johannson, che ha colpito tutti per le due rasoiate date ai lati della testa, un look molto di moda per chi osa il punk contemporaneo. Elegantissima in nero, con gioielli blu tiffany e schiena nuda Cate Blanchett.

Fuori del coro, deliziosa con un rosa rosa, come già in altre occasioni, Gwyneth Paltrow. Bianca e preziosa, Julianne Moore, che già brillava di luce propria per la felicità dell’Oscar finalmente agguantato. E infine in bianco e nero la più tosta Patricia Arquette. Dopo la cerimonia di premiazione tutti al Vanity Fair party al The Wallis Annenberg Center for the Performing Arts. Stessi abiti, tranne Keira Knightley che ha cambiato vestito passando dal romantico al nero, sempre vaporoso, sempre Valentino.

Source: fashionmag.com

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Censis: il “Made in Italy” non conosce crisi

In un periodo di forte difficoltà per il paese, all’estero, il “Made in Italy” non conosce crisi. Lo sottolinea il 48esimo Rapporto del Censis nel capitolo dedicato alla società italiana nel 2014.

Foto: Apcom

“L’interesse suscitato all’estero dall’Italia, sebbene non adeguatamente sfruttato, non conosce crisi – spiega il Censis -. Siamo la quinta destinazione turistica al mondo, con 186,1 milioni di presenze turistiche straniere nel 2013 e 20,7 miliardi di euro spesi (+6,8% rispetto al 2012). L’export delle 4 A del Made in Italy (alimentari, abbigliamento, arredo-casa e automazione) è aumentato del 30,1% in termini nominali tra il 2009 e il 2013. Sempre più persone parlano la nostra lingua: circa 200 milioni nel mondo.

E crescono le reti di aziende italiane in franchising all’estero: 149 reti nel 2013 per un totale di 7.731 punti vendita (+5,3% rispetto al 2011)”.

Source: fashionmag.com

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Canali apre a Pechino

Canali consolida la sua presenza in Cina con una nuova boutique a Beijing, situata all’interno del noto shopping mall di lusso, China World; il negozio segue le stesse linee che contraddistinguono i punti vendita aperti dall’inizio del 2014.

La nuova boutique Canali di Pechino

Con una superficie di 260 mq, la nona boutique sul suolo pechinese si affaccia direttamente sulla strada con una vetrina che cattura l’attenzione dei passanti mentre, l’ingresso interno al mall si distingue per una doppia vetrata con texture Canali caratterizzata da un gioco di illuminazione.

Preziosi rivestimenti in marmo, cristallo elegantemente retro verniciato, tessuto e legno di rovere fanno da sfondo ad un ambiente caldo ed accogliente suddiviso in aree tematiche per celebrare appieno tutte le collezioni Canali, da quella sartoriale al leisure passando per gli accessori.

L’interno della nuova boutique Canali di Pechino

Un equilibrio tra tradizione e contemporaneità presente anche nel servizio Su Misura, dove un esperto Master Tailor accoglierà il cliente in un salotto privato dove lo accompagnerà, passo dopo passo, nella creazione del suo abito.

Per quest’anno il brand ha in programma altre importanti aperture in Cina.

Canali è specialista in capi sartoriali di lusso, dal 1934, promuove la tradizione artigianale e il Made in Italy mescolando cultura e storia.

Oggi il Gruppo, guidato dalla terza generazione, comprende diversi centri produttivi in Italia, più di 1600 dipendenti, oltre 240 boutiques nel mondo e 1000 punti vendita dislocati in oltre 100 Paesi.

Source: fashionmag.com

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